Concentrarsi è un’abitudine che si impara da piccoli

Qualche giorno fa un’amica mi ha chiesto dei consigli su come favorire la concentrazione della figlia di 11 anni durante i compiti a casa.

Dobbiamo capire che i bambini, al di là delle differenze individuali, sono tendenzialmente portati alla “distrazione”: non riescono a focalizzare l’attenzione su una sola cosa alla volta per lungo tempo. Ciò è assolutamente normale, e lo è per due ragioni.

La PRIMA, è che in loro la creatività è altissima (anche se può non essere così evidente a noi adulti!), perché il loro cervello funziona “a pieno regime” ed è ricettivo e sensibile a moltissimi stimoli, proprio quegli stimoli che li portano a distrarsi. Non hanno ancora pienamente scoperto il mondo (forse nemmeno noi, ma spesso crediamo di sì…), e il loro esecutivo centrale, il processo di memoria di lavoro che regola l’attenzione, è continuamente alla ricerca delle novità.

La creatività dei bambini è però una risorsa, perché permette di fare collegamenti tra argomenti largamente diversi, lascia spazio a punti di vista alternativi e nuovi, non ancora “globalizzati” dal sistema comune di ragionamento che piano piano imparano poi ad utilizzare. Quindi, non disperiamoci se ogni tanto sognano ad occhi aperti!

La SECONDA ragione è che l’attenzione focalizzata è frutto della forza di volontà, che proprio come un muscolo ha bisogno di essere allenata, e che quindi si rinforza anno dopo anno, con la pratica!

C’è in verità anche una terza ragione, ovvio: si annoiano facilmente di argomenti che non li stimolano abbastanza o che non sono in linea con i loro interessi (o che li obbligano ad impegnarsi troppo). Ma questo non vale forse anche per noi adulti?

IN PRATICA

PASSO NUMERO 1: DIAMO TREGUA AL CERVELLO!

Il cervello è programmato per lavorare secondo i propri ritmi di energia, secondo un andamento a cicli durante il quale ha bisogno di fare delle pause.

Detto questo, la prima cosa da riorganizzare con i bambini è il TEMPO dello studio. Partendo dal fatto che i bambini non possono rimanere concentrati per lungo tempo, le loro sessioni di studio non potranno di conseguenza avere un inizio certo ed una fine incerta: non è funzionale tenerli sui libri fino a che non avranno finito tutti i loro compiti della giornata. Ad un certo punto non ce la farebbero più, sarebbero stanchi, ed ecco che inizia la deconcentrazione.

Dobbiamo organizzare le loro sessioni di studio/compiti in blocchi di massimo 45 minuti, anche riducendoli a 30 minuti, all’inizio. Poi? Pausa! Di almeno 10-15 minuti, se possibile all’aperto, facendogli fare tutt’altro: giocare, fare merenda, perfino vedere un po’ di tv (ogni tanto), se questo può costituire per loro un piacere.

Il cervello ha bisogno di riposare, come quando facciamo sport e c’è il tempo di recupero tra un allenamento e l’altro. Il riposo cementifica il ricordo, riattiva i neuroni.

E poi si ricomincia con un’altra sessione di studio/compiti. Quanto andare avanti lo decidiamo in base alla mole di compiti da fare, un giorno possono essere necessarie 3 sessioni, un altro ne basta una… e qualche giornata sarà dedicata per lo più alle attività extra scolastiche.

Questa organizzazione del tempo porta il bambino ad essere più propenso a rimanere concentrato nel tempo, poiché sa che c’è una fine certa al suo impegno, e che farà una pausa nella quale potrà anche divertirsi.

La sua forza di volontà comincerà ad abituarsi a resistere. E l’allenamento comincia.

Va da sè che durante la sessione di compiti/studio non ci devono essere distrazioni, tv, telefono, giochini, etc. Oltretutto una forte distrazione (l’inizio di una puntata di un programma che piace molto, ad esempio) può cancellare ciò che si trova nella memoria di lavoro prima che le informazioni possano trasferirsi nella memoria a lungo termine. Quindi gli ultimi 5 o 10 minuti di studio andrebbero persi quasi completamente.

 

PASSO NUMERO 2: STUDIARE COME IN UN VIDEOGAME

Te ne parlo qui.

 

saradalcin
saradalcin
Articoli: 5
Privacy Policy Cookie Policy