Abituarsi ad essere focalizzati fin da piccoli allenando la forza di volontà.

Abituarsi ad essere focalizzati fin da piccoli allenando la forza di volontà.

Studiare? Come giocare ai videogame!

Questo articolo nasce dalla richiesta di un’amica, che mi ha chiesto di darle dei consigli per migliorare la capacità di concentrazione della figlia durante lo studio (11 anni, prima media). Gli adulti possono attingere a tecniche di concentrazione più sofisticate, ma anche i bambini possono trovare giovamento da alcuni cambiamenti nel modo in cui si organizzano le loro attività. Eccoli.

Abituarsi ad essere focalizzati fin da piccoli allenando la forza di volontà.PASSO NUMERO 1: DIAMO TREGUA AL CERVELLO!

Abbiamo già visto come gestire i cicli di studio attraverso l’alternanza di sessioni di lavoro e sessioni di pausa sia indispensabile. Te lo sei perso? Lo trovi qui.

PASSO NUMERO 2: STUDIARE COME IN UN VIDEOGAME

Se i vostri figli giocano ogni tanto ai videogame sicuramente avrete presente la loro espressione durante quei momenti: focalizzata, intenta, SERIA. Si stanno divertendo tantissimo, potrebbero andare avanti per delle ore, hanno perso la nozione del tempo, non sentono lo stimolo della fame. Insomma, hanno quel tipico atteggiamento focalizzato che vorremo vedergli in faccia mentre studiano, e invece…!

Si stanno divertendo, e il divertimento è un concetto fondamentale. Ne parlavo proprio l’altra sera, al corso introduttivo sulle tecniche di memoria: sembra quasi impossibile che per ottenere un risultato importante (dal buon voto in un compito scolastico ad un successo professionale) il segreto sia il divertimento. Eppure è proprio così. E la spiegazione è scientifica.

In un videogioco, infatti, il tutto è strutturato affinché il giocatore debba IMPEGNARSI per raggiungere un OBIETTIVO IMMEDIATO (superare un ostacolo, battere uno sfidante, etc), e ad ogni traguardo raggiunto c’è una RICOMPENSA (punti, “stelle” o bonus di qualche tipo). La ricompensa è immediata, tangibile, subito utilizzabile per qualche ulteriore bonus.

Ma ecco quello che succede nella nostra mente (e in quella dei nostri figli) quando riceviamo una ricompensa IMMEDIATA per qualcosa che si è fatto: il cervello rilascia dopamina, un neurotrasmettitore che sta alla base dei processi di ricompensa e gratificazione e che regola il meccanismo del benessere e del piacere.

E’ proprio come quando mangiamo il primo cucchiaino di Nutella e poi ne vogliamo ancora: quando riceviamo una dose di dopamina siamo invogliati a continuare, a raggiungere un altro obiettivo, a ricevere ancora dopamina perché ci fa stare bene. Questo meccanismo mette in moto cioè uno stimolo che finisce per alimentare la MOTIVAZIONE a continuare. E’ un processo importantissimo da comprendere per capire come potenziare la volontà.

OBIETTIVO RAGGIUNTO = ricompensa = dopamina = MOTIVAZIONE.

Nello studio non è così, giusto? Nella normale percezione delle cose il risultato di un compito che i nostri figli faranno tra due settimane non è considerato un obiettivo appetibile. Non lo è neppure se spieghiamo loro in continuazione che stanno studiando “per il loro bene”, per la loro vita futura. Troppo distante nel tempo.

C’è anche un ulteriore aspetto da considerare nella struttura di un videogioco: le sfide sono interessanti. E lo sono perché non sono facilissime, perché il bambino deve impegnarsi un po’. Altrimenti si annoierebbe. Ma non sono neppure sfide impossibili: se i nostri figli non riuscissero a ottenere la loro ricompensa nel giro di dieci minuti mollerebbero di sicuro. L’equilibrio tra facile e difficile è ciò che sta alla base dell’interesse.

IN PRATICA

Dobbiamo fare in modo che lo studio diventi un obiettivo sfidante, ma non troppo. E che comporti una ricompensa immediata. I videogame ce lo insegnano (ma in realtà sono gli studi sulla dopamina a dirlo).

1. SPEZZIAMO I COMPITI IN TRAGUARDI PIU’ PICCOLI

Dieci espressioni per il prossimo martedì? Se per tuo figlio sono troppe, fagliene fare 2 al giorno (che tra l’altro è un buon modo per distribuire il ripasso delle nozioni ad intervalli regolari, e per insegnare ai ragazzi ad organizzare il lavoro nel tempo).

Cinque pagine di storia da studiare per la prossima settimana? Cinque pagine potrebbero essere molte per un ragazzo, specialmente se la storia non è la sua passione. Iniziare a studiare pensando che ci vorranno almeno due ore prima che la tortura sia finita significa partire già nello stato mentale meno adatto per la concentrazione. Ad un certo punto la divagazione sarà assicurata. Se invece l’obiettivo di oggi è una sola pagina, la mente sarà più propensa ad impegnarsi, consapevole che ha bisogno di focalizzarsi per un tempo limitato, ma che contemporaneamente, a pagina ultimata, l’obiettivo sarà raggiunto! Alla ricompensa poi ci pensa la dopamina, come sempre. Quel che è importante capire è che la dopamina non interverrebbe dopo la prima pagina, se dovessimo studiare cinque pagine consecutive. Ecco come “creare” la gratificazione. E la gratificazione è alla base dell’abitudine.

Quanto sembra ovvio tutto ciò? Forse molto, persino scontato. Ma vi chiedo: lo mettete in pratica? Ecco. In realtà non è banale per nulla, o almeno non lo sono le implicazioni che una tale gestione comporta nella formazione del carattere dei vostri figli. Portare a termine la risoluzione di due espressioni, completare lo studio di una pagina di storia, e così via, insegna ai bambini una cosa importante: hanno la capacità di portare a termine i compiti. Questa consapevolezza è fondamentale per far sì che la gratificazione sia supportata dal controllo. Portare a termine un compito è il risultato dell’applicazione della forza di volontà, che è come un muscolo: più si allena, più diventa forte.

Non perdete l’occasione di allenare la forza di volontà dei vostri figli.

2. FACCIAMO DIVENTARE SFIDANTE IL COMPITO NOIOSO

Alle volte proprio non c’è verso: quell’attività è una noia perché è troppo facile, scontata, banale, e di sfide nemmeno l’ombra. Che fare? Dobbiamo inserire una difficoltà (battere uno sfidante in un videogame non è difficile, ma non è nemmeno mai banale). Quindi diamo un tempo. Una sfida a tempo è la cosa migliore per favorire l’impegno: abbiamo aggiunto un obiettivo specifico dove prima non c’era.

“Facciamo a chi impara prima la poesia?” O “vediamo se riesci ad imparare i capoluoghi delle regioni italiane in 20 minuti!”. Facciamo partire il cronometro, letteralmente. I ragazzi devono sentire lo scorrere del tempo, o almeno il suo trillo finale. La competitività, quella con se stessi e con le proprie capacità, è lo stimolo più efficace per migliorarsi, e comporta una focalizzazione piena. Sviluppa consapevolezza, coinvolgimento e responsabilizzazione.

CONCLUSIONI

Abituarsi ad essere focalizzati fin da piccoli allenando la forza di volontà.Quel che viviamo da piccoli, e come lo viviamo, fa la differenza e influenza ciò che diventiamo.

Capire di avere la capacità di riuscire nei piccoli compiti porta alla voglia di cimentarsi in compiti più complessi. Al contrario avere dubbi sulle nostre capacità ci frena e ci preclude alcune esperienze.

La cosa migliore che possiamo fare per i nostri ragazzi è far loro capire che hanno le capacità per ottenere successi, grandi o piccoli che siano. Questo innesca la motivazione e rafforza la forza di volontà. Decine di studi ormai dimostrano che la forza di volontà è un’abitudine chiave per il successo individuale, e influenza la performance scolastica e professionale più efficacemente del quoziente intellettivo. Cominciate oggi, e fatela diventare un’abitudine.

Sara

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